MANGIARE AL MONASTERO DI FONTE AVELLANA



Volevamo vedere la neve, saliti in auto senza meta abbiamo preso la statale 76 per Genga, Sassoferrato e poi prendendo una stradina angusta ci siamo ritrovati ai piedi del Monte Catria, a 700 metri,  in una piccola frazione chiamata Serra Sant'Abbondio.



Senza nessun programma ci ritroviamo a Fonte Avellana, un altro posto magico dove i monaci dell'ordine di S. Benedetto hanno ben pensato di insediarsi e godere del silenzio del paesaggio circostante; questo monastero mi ricorda il bellissimo Eremo di Camaldoli.

Intorno al 980 tra una fonte d'acqua e delle piante di avellana alcuni eremiti costruirono le prime celle, influenzati da San Romualdo di Ravenna fondarono l'eremo dedicato a Santa Croce, che nel corso dei secoli è diventata abbazia.
Fonte Avellana divenne un punto di riferimento, una potenza socio-economica notevole, così famosa da essere citata da Dante nella Divina Commedia, addirittura sembra che ne sia stato anche ospite!

Oggi è un luogo di raccoglimento e di preghiera, di assoluto silenzio che con la neve bianca e soffice rende il panorama incredibilmente suggestivo.



La particolarità di questo monastero è che si ha la possibilità di mangiare insieme ai monaci camaldolesi nel refettorio dell'abbazia.

Il pranzo, con un menù uguale per tutti, viene servito alle 12.30, ed è necessario prenotarsi in anticipo telefonicamente oppure tentare la fortuna e sperare di trovare un posticino last minute. Ma non rischiate, è sempre super affollato! 

Fuori il freddo pungente e la neve, dentro il calore delle persone e della polenta fumante appena servita al tavolo.






Il menù invernale generalmente prevede polenta con sugo bianco e rosso, come secondo carne grigliata, un contorno a base di erbe in padella o verdure di stagione, vino, acqua e dolce; il tutto alla modica cifra di 18 euro a persona pagate anticipatamente al bar dove vengono prese le prenotazioni.

Il pranzo viene servito lentamente in quella che una volta era una cantina, il pasto e il tavolo vengono condivisi con altri commensali sconosciuti rendendo l'atmosfera unica e confidenziale.



Un "Buon appetito" e un "Voi di dove siete?" fa partire una semplice conoscenza, anche se è solo per poco tempo si assapora qualcosa di inaspettato, curioso ed estremamente genuino.
Un flusso di pensieri e di riflessioni davanti ad un bicchiere di vino rosso della casa, l'autenticità di ritornare a parlare al tavolo, facendo sparire per una paio d'ore il cellulare, perché quassù la linea non prende (per fortuna)!


Sembrerà una sciocchezza, ma spesso quando andiamo a pranzo o a cena fuori nemmeno ci accorgiamo di chi si siede vicino a noi, qui la socializzazione avviene realmente, lasciando il virtuale lontano da questo posto spirituale.

Prima di pranzo è possibile visitare l'eremo esclusivamente partecipando alla visita guidata a pagamento, una guida vi racconterà la vita e la storia di questo monastero. Molte parti sono purtroppo chiuse al pubblico! 

Antistante al monastero non perdetevi la Farmacia Camaldolese con la vendita di prodotti fatti dai dei monaci come le erbe medicinali, infusi, liquori, caramelle e miele!

Dal parcheggio vicino al monastero partono numerosi sentieri per esplorare le zone vicine,
come l'abbazia di Santa Maria di Sitria e il bellissimo ed impegnativo Sentiero dei Carbonai.
Se non avete abbastanza grinta per affrontare un trekking, potete limitarvi a visitare il Giardino Botanico del monastero, un occasione per fare una passeggiata e conoscere il luoghi di meditazione dei monaci. 



Un'esperienza culinaria unica e un luogo che consiglio a tutti di visitare! 

N.B. PER PRENOTARE IL PRANZO AL REFETTORIO CON I MONACI CHIAMATE IL NUMERO 0721/730261 oppure VISITATE IL LORO SITO www.fonteavellana.it


Tra leggende e realtà - I 5 LAGHI IMPERDIBILI del TRENTINO ALTO ADIGE




Quando parlo del Trentino Alto Adige, la prima cosa che mi viene in mente è il fascino e la bellezza delle montagne, racchiuso in unico nome: le Dolomiti! 
Lo straordinario valore paesaggistico e naturalistico delle Dolomiti è stato riconosciuto nel 2009 dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità. 

Un tesoro inestimabile e un orgoglio per tutti noi italiani.


Il Trentino, visto dal satellite, è una regione interamente montuosa, ed oltre alle bellezze dolomitiche quello che riusciamo a vedere è una terra ricca di acqua; forse la regione con la più alta concentrazioni di laghi , se ne contano circa 297 tra alpini e artificiali, ognuno diverso nella sua particolarità. 



Ho avuto la fortuna di vederne diversi, da quelli più sperduti come il lago Antermoia, a quelli più piccoli come i laghetti di Lusia e i laghi di Cornisello; i grandi classici come il lago di Garda (il lago più grande d'Italia), Lago Fedaia e il lago di Molveno; ed infine quelli meno conosciuti come il lago di Toblino e il lago Smeraldo.

 

Molti ancora ne ho molti da scoprire, come ad esempio il lago di Resia, il più grande specchio d'acqua nella provincia di Bolzano.


Qui di seguito troverete la "classifica" dei cinque laghi che secondo il mio gusto sono i più belli del Trentino! 
Ogni lago custodisce una sua leggenda, una sua storia da raccontare e da tramandare di generazione in generazione, vicino al caminetto acceso con la copertina di lana, mentre fuori nevica… 


Storie e leggende che rendono questi laghi ancora più affascinanti, avvolti nel mistero tra realtà e fantasia…

Se siete pronti scopriamo insieme i magnifici 5!




LAGO DI CAREZZA

Ai piedi del Latemar e del Catinaccio, custodito come una perla tra i fitti boschi,  Carezza è un piccolo lago alpino che si trova nell'alta Val d'Ega a 1.534 metri nel comune di Nova Levante.
Di una bellezza disarmante, il lago è uno specchio d'acqua dove è possibile vedere il riflesso delle montagne, il colore dell'acqua è in continuo mutamento, a seconda della stagione si possono ammirare diverse sfumature, e questa particolarità lo rende magico!





Numerose sono le leggende altoatesine che vengono raccontate sul lago di Carezza, ma quelle più conosciuta è quella della bellissima Ondina, una ninfa che abitava nelle acque profonde di questo lago.

Ogni giorno all'alba, la ninfa amava sedersi sul ciglio del lago e cantare, la sua voce così sensuale invaghiva tutti i viandanti che transitavano per il passo di Costalunga. Con la sua dolcezza ed eleganza finì per far innamorare il burbero mago del Latemar, che passando di lì ne fu subito attratto. 
Il suo amore per la ninfa divenne insistente e minaccioso, poiché non era ricambiato, anzi, lei adorava la solitudine e la sua vita tranquilla nelle acque trasparenti del lago. 

Un giorno il mago, recidivo e caparbio, su consiglio della strega del Catinaccio, fece apparire sopra al cielo del lago un bellissimo arcobaleno allo scopo di attirare l'attenzione della ninfa Ondina. 

Quest'ultima uscita dalle acque, ammirò lo splendido spettacolo che aveva di fronte; non servì a nulla il travestimento del mago, la ninfa  spaventata dopo averlo riconosciuto fuggì e scomparve nelle acque profonde del lago.

Da quel momento nessuno la vide più e ne sentì la sua dolcissima voce. 
Il mago furioso e deluso distrusse l'arcobaleno in mille pezzi e lo gettò nel lago. 


Ecco perché ancora oggi nelle acque del lago di Carezza si rispecchiano tutti i colori dell'iride. 



LAGO DI BRAIES


Oltre ad essere famoso per la sua bellezza, il lago è diventato particolarmente noto per la serie televisiva "Un passo dal cielo" girata nella Valle di Braies a 1.496 m.
Affascinante d'estate con le sue barchette in legno e la varietà di colori, romantico d'inverno, dove un velo di ghiaccio ricopre le acque del lago.
Il più bel lago alpino delle Dolomiti, o forse il più conosciuto...comunque sia è un posto dove per incanto diventi protagonista di una bellissima fiaba.





La leggenda narra che le montagne di Braies un tempo erano abitate da "selvaggi" buoni, uomini non curati nell'aspetto esteriore ma buoni d'animo che passavano la maggior parte del loro tempo alla ricerca di pietre preziose e oro per poi costruire oggetti di valore.
La valle di Braies era frequentata anche da pastori, che portavano gli animali a pascolare nei prati fioriti intorno al lago, un giorno avvenne così l'incontro tra i diversi abitanti delle montagne di Braies.
I selvaggi in segno di pace e di rispetto regalarono ai pastori oggetti preziosi come anelli e collane, senza voler niente in cambio.
I pastori stupiti e affascinati da così tanta abbondanza non si accontentarono più di regali, ma con il passare del tempo diventarono avidi, desiderosi di ricchezza e finirono per prendere d'assalto gli accampamenti dei selvaggi rubando e saccheggiando tutto l'oro e le loro ricchezze. 
I selvaggi per difendere il loro tesoro dai pastori aprirono le fonti sotterranee, le acque si unirono formando un bacino d'acqua inghiottendo i loro beni. 

Il lago così formato, separava la valle dei pastori dalle montagne dei selvaggi, da qui il nome Lago Selvaggio di Braies. 

LAGO TOVEL 


All'interno del Parco Naturale Adamello - Brenta, a 1.178 metri, si trova un laghetto alpino speciale, un miracolo della natura: il Lago di Tovel !

Chiamato anche il "Lago rosso", merito della fioritura di un'alga durante la stagione estiva che rese le acque del lago di un colore rossastro. Il fenomeno naturale delle acque rosse non si vede più dal lontano 1964, probabilmente in seguito a diversi cambiamenti, tra cui l'assenza di vacche in alpeggio, infatti le alghe si nutrivano delle deiezioni di queste ultime.





Diversamente dalla teoria scientifica, la leggenda del lago rosso che gli abitanti della Val Rendena amano raccontare è quella della principessa Tresenga, figlia del Re di Ragoli.

La principessa dopo la morte del padre, venne chiesta in sposa da molti pretendenti, ma ella con il suo caratterino li rifiutò tutti. 
Uno di loro, Lavinto il re di Tuenno, era il più cocciuto e superbo che provò in tutte le maniere a conquistare il cuore della principessa,  ricevendo solamente rifiuti. 
Ferito nell'orgoglio il giovane re, non ci pensò due volte, messo da parte il sentimento d'amore che nutriva nei confronti di Tresenga, radunò tutto il suo esercito e decise di marciare su Ragoli e raderla al suolo. 
Tresenga, informata delle intenzioni distruttive del re Lavinto, riunì al castello tutti i suoi sudditi chiedendo loro se preferissero vederla andare in sposa al re di Tuenno o iniziare a combattere una battaglia lunga e sanguinosa.
Il popolo di Ragoli si schierò a fianco della giovane principessa, pur di salvaguardare la libertà e di avere un re rispettoso e stimato.

La battaglia si consumò lungo le sponde del lago di Tovel, l'esercito di Tuenno era indubbiamente molto più forte e preparato, che ben presto tutti i cittadini di Ragoli e la sua amata principessa furono uccisi.
Il sangue di Tresenga e quello di tutto il popolo di Ragoli si riversò nelle acque del lago Tovel, ogni anno in occasione dell'anniversario della battaglia, per incanto le acque si colorano di rosso in memoria di quella giornata funesta. 


LAGO DI MISURINA 

Passeggiare e rivedersi nelle acque limpide del lago, tra pensieri nascosti e sogni ancora da realizzare; sulle note della canzone di Baglioni  rivivere la leggenda di Misurina in un luogo magico, circondato dalle bellissime Dolomiti di Sesto a 1.754 metri.


La leggenda narra che una bimba di nome Misurina figlia del re Sorapiss, all'età di sette anni venne a conoscenza dell'esistenza di una fata che viveva sul Monte Cristallo. La fata possedeva uno specchio magico, il quale aveva il potere di leggere i pensieri di chiunque vi si specchiasse.
Il re Sorapiss pur di far contenta sua figlia, rimasta orfana di madre, chiese lo specchio alla fata supplicandola, fino a tal punto di scendere ad un compromesso assai crudele. 
La fata aveva un bellissimo giardino ricco di fiori e piante sul monte Cristallo, ma l'eccesso di sole appassiva tutta il suo boschetto.  
In cambio dello specchio, Sorapiss doveva accettare di essere trasformato in una montagna, che fungeva da riparo e da ombra al giardino della fata. 
Sorapiss spinto dal senso di colpa di voler vedere felice la sua figliuola, accettò la condizione  posta dalla fata e iniziò la sua trasformazione per divenire una montagna.
Misurina che era una bambina capricciosa e irriverente, sapendo del patto non si scompose, anzi era entusiasta del gesto generoso del padre.
Con in mano lo specchio, la bambina si accorse in fretta, della trasformazione del padre e si ritrovò improvvisamente in cima alla montagna.
Colta da un capogiro precipitò nel vuoto sotto gli occhi di Sorapiss che purtroppo vide la fine tragica della sua bambina, le lacrime del povero padre erano così tante ed incessanti che formarono due ruscelli, i quali si unirono fino a formare un immenso lago. 
Lo specchio cadendo si infranse tra le rocce e i frammenti furono trascinati per tutta la valle dalle lacrime del re. 

Il lago si chiamò Misurina, tra leggenda e realtà è facile perdersi nei pensieri di chi si riflette nelle acque a specchio del bellissimo lago. 


LAGO DI RESIA 


Un posto che inserisco nella mia travel wishlist del 2019.

Guardo le foto di questo lago con il campanile sommerso e sono affascinata, un posto romantico ma allo stesso tempo malinconico immerso nella Val Venosta. 
credit to https://www.comune-italia.it/foto-curon-venosta.html
Nella stagione invernale, quando il lago diventa completamente ghiacciato è possibile arrivare piedi al campanile.
Purtroppo quello che vi racconterò non è una leggenda, è una storia triste e drammatica, infatti il campanile della chiesa di Santa Caterina è l'unica cosa che è rimasta del piccolo paese di Curon. 

Tra il 1948 e il 1950 la grande compagnia elettrica Montecatini fece costruire una gigantesca diga per unire i laghi di Resia e Curon sacrificando una parte del paese.
Terre coltivate e case sono state sommerse, molte famiglie si trasferirono altrove, provando a ricominciare da zero, altri andarono nella parte alta del paese di Curon, ma tutti ne uscirono distrutti. 
Di tutto l'antico borgo si salvò il campanile della chiesa, che non poté essere abbattuto in quanto protetto dalle Belle Arti.

Un ricordo di un paese sommerso, che ormai non esiste più.

Le campane sono state rimosse nel 1950, prima dell'allagamento, la leggenda narra che ancora oggi sia possibile sentirle suonare e che nella loro voce ci sia tutto il dolore di un paese cancellato.


TOUR SALAR DE UYUNI - Da San Pedro Atacama a Uyuni - giorno 1


Sono veramente pochi 12 giorni per visitare il Cile e la Bolivia; due paesi che hanno così tanto da offrire che neanche una vita intera basterebbe per vederli!

La natura in questa parte del mondo è stata generosa, esplosiva!

Day by day, insieme al mio diario di bordo, ripercorreremo questo fantastico viaggio da San  Pedro de Atacama verso Uyuni.


Già nel solo deserto di San Pedro de Atacama le escursioni da fare sono veramente infinite; si possono visitare, tra le tante cose, la Valle de la Muerte, Valle della Luna e le numerose lagune ognuna con il suo segreto da scoprire..

Se siete incontentabili, curiosi e avventurosi, almeno un briciolo di quanto lo siamo noi, allora dovete ritagliarvi qualche giorno per spingervi a est ed esplorare uno spicchio di Bolivia.

Tutte le agenzie che trovate lungo calle Caracoles, la strada principale che attraversa San Pedro di Atacama, organizzano ad esempio il tour del Salar de Uyuni, dove avrete la possibilità di trascorrere tre giorni e due notti e rimanere a Uyuni tappa finale del tour, oppure scegliere l'opzione quattro giorni e tre notti per poi concludere il tour a San Pedro di Atacama. 


Leggendo le guide su questo tour, mi è rimasta impressa una frase della Lonely Planet dove appunto scriveva:" per molti può essere un'avventura e per altri un vero incubo".

Che sarà mai... la gente non si adatta, mi dicevo tra me e me.

Vi assicuro che non è una passeggiata, è un'avventura into the wild.. nel vero senso della parola.

C
ome un fiume in piena vi voglio spaventare, raccontandovi tutta la verità, senza tralasciare niente, giusto per testare il vostro spirito di adattamento. 

Il programma esiste, ma viene sconvolto dal fattore 1, ovvero da madre natura.
Se, ad esempio, nevica potreste avere difficoltà a raggiungere le frontiere; e così, come è successo a noi, inizierete ad abbandonare l'idea di riuscire a prendere il volo di ritorno verso casa.

Internet?
Sconnessi per tutta la durata del viaggio.

I bagni?
Qui si chiamano bagni inca… facile intuire cosa significa! 

L'acqua non è potabile.

L'acqua calda è u
n lusso! 

I riscaldamenti non esistono.
...DAVVERO non esistono...

L'altitudine?
Un fastidio da non sottovalutare. 



Detto questo, vi posso garantire che si può sopravvivere, anzi una volta tornati alla civiltà apprezzerete tutto con maggior consapevolezza. 

Visto che le condizioni non sono così confortevoli, è stato difficile scegliere l'agenzia e il tour organizzato a cui dare la nostra fiducia, soprattutto leggendo le recensioni negative che le persone scrivono una volta tornati dal tour del Salar, che fanno venire molti dubbi sull'affidabilità e sulla serietà delle agenzie. 

Noi abbiamo scelto l'agenzia dall'Italia, pagando in loco e facendo un piccolo briefing il giorno prima della partenza. Tra le tante abbiamo scelto Cruz Andina Traveller.

Mai scelta fu più azzeccata!



Ovviamente, questa è la nostra esperienza e non garantiamo che per tutti sarà tutto sommato positiva come lo è stato per noi.

Abbiamo scelto il tour di quattro giorni e tre notti, pagato con dollari americani cambiati in città e consegnati il giorno prima della partenza per un totale di 220 euro a testa. Nel tour era compreso il transfer dalla città al confine con la Bolivia, il sacco a pelo termico (per fortuna!), il pernotto ed i pasti.
Ci hanno detto di prendere qualche soldo boliviano per il visto, i souvenir, per andare nei bagni a pagamento e giusto per averne un po' in tasca in caso di emergenza! 





Siamo partiti da San Pedro molto presto a bordo di un van che ci ha prelevato direttamente nel nostro campeggio Domos Los Abuelos; viaggiamo con altre due coppie di nazionalità brasiliana. 
Nella fase di scelta del tour abbiamo scelto la guida in spagnolo, con un piccolo supplemento potevamo scegliere anche la guida inglese, ma ci siamo affidati al nostro istinto e lasciati guidare dal fatto di entrare in relazione con il territorio.
Vabbè, in poche parole  non parlando perfettamente spagnolo ci siamo buttati, e siamo caduti bene! 

La nostra guida cilena ci ha accompagnato fino alla frontiera, ci ha aiutato con le pratiche del visto, ci ha intimorito parlando dei controlli molto rigidi dei poliziotti cileni che amano darsi un tono di superiorità e che non vanno contraddetti! Ma con noi italiani.. aimè.. sfoggiano una simpatia .. da brividi lungo la schiena: "Ah italiani! jamme jà, funiculì, funiculà! funiculì! no Mondiali? " (cit.) 



Tralasciamo questo teatrino simpatico e con se la frontiera cilena!
Con il nostro van ci fermiamo a metà strada tra la frontiera cilena e quella boliviana, la famosa terra di nessuno! 
Questo è un posto d'incontro per i tour organizzati dove avviene lo scambio di viaggiatori che passano dai van cileni alle jeep boliviane. 


Ed è proprio qui che conosciamo la nostra guida boliviana, colui che ci accompagnerà per tutto il tour del Salar de Uyuni.. lui si chiama  Mario, per gli amici Super Mario, e con il passare dei giorni è diventato per noi il nostro Papi!


Mario è un buon uomo boliviano, anziano e simpatico, forse non eccelle per essere una guida turistica professionale come tanti altri ragazzi preparati e con mezzi migliori, ma è spiritoso, il miglior driver boliviano ma soprattutto è riuscito a creare in tempo record una bella sintonia all'interno del gruppo.. tanto da iniziare a considerarci una grande famiglia multietnica.

Pronti a questa avventura non lo si è mai del tutto, le meraviglie che abbiamo visto sono talmente tante che è difficile fare un elenco di nomi precisi.
Si vagava nell'altipiano andino senza meta, o meglio, forse per noi era senza meta; viaggiavamo per ore in jeep senza vedere nemmeno un'indicazione e.. nemmeno una strada, ne luci, ne segnali stradali.
Questa parte di Bolivia è impossibile da esplorare autonomamente, è difficile orientarsi, ma Super Mario conosce questo posto come le sue tasche, e anche nei non rari momenti di difficoltà come nebbia, neve o vento forte non si è mai fatto vedere spaventato, diversamente da noi!


Bando alle ciance, dopo questa breve introduzione, vi porto a conoscere e a scoprire un pezzetto di Bolivia, quella autentica e inesplorata. Lo farò attraverso delle foto e un diario di bordo dove ho appuntato nomi, (molti dei quali sbagliati) e sensazioni.

GIORNO 1 

DA OLLAGUE A VILLA MAR


Dopo aver caricato i bagagli e fatto una breve colazione nella terra di nessuno, partiamo con la nostra jeep 7 posti per la Bolivia. 




La prima sosta  avviene poco qualche chilometro percorrendo la strada 701, in un piccolo paese di transito dove è possibile andare al bagno, rigorosamente a pagamento, mangiare qualcosina e avere la possibilità di fare due passi ammirando gli altopiani andini con i loro vulcani e vette inaccessibili. 





Iniziamo a prendere familiarità con i ragazzi del gruppo ma soprattutto con l'altitudine, il freddo pungente e la guida sportiva del nostro Papi!

Prima vera tappa del nostro tour è quello che proprio i nostri occhi volevano vedere un lago nascosto e blu, davanti a noi la LAGUNA TURQUIRI.







Una strada sterrata e polverosa ci porta direttamente alla VALLE DE LAS ROCAS, delle rocce di formazione vulcanica che il vento ha modellato assumendo delle forme curiose che ricordano animali, tra le tante spicca il volo del Condor. 




Per il pranzo ci fermiamo a Villa Alota, un piccolo pueblo nel dipartimento di Potosi, mangiamo in un ristoro molto spartano, qui troviamo anche altri gruppi di viaggiatori ed altre jeep che come noi si sono fermati per mangiare.
Si mangia tutti insieme, ognuno con il suo gruppo e compagni di viaggio; a preparare il pranzo ci pensa il nostro fantastico Papi, che non ci fa mancare nulla, un pasto caldo ricco composto principalmente di verdure e quinoa, di cui vi assicuriamo vi stuferete anche voi prima della fine del viaggio.




Ripartiamo per il CANYON DELL'ANACONDA dove chi non ha problemi di vertigini può vedere la grande spaccatura della terra e un grande fiumiciattolo che si aggroviglia prendendo le sembianze del serpente. 




Spazi infiniti e distese di rocce dal colore rossastro, il cielo azzurro e tanti chilometri macinati, tra lo stupore e incredulità: la natura ha fatto un miracolo! 

Tra l'infinito ci fermiamo a fare un piccolo trekking alla LAGUNA NEGRA, chiamata anche laguna misteriosa che possiede un fascino tutto suo. 


Questa è stata la parte più bella di questa giornata, una camminata dopo tante ore di jeep era quello che il nostro corpo richiedeva. 
Camminare sopra ad un manto di muschio verde, tra i rivoli d'acqua gelida, un paesaggio che toglie il fiato, la vegetazione, il silenzio, le rocce giganti che racchiudono questa laguna dal colore scurissimo.
Gli animali che hanno la fortuna di vivere qui, sono per lo più volatili, saltellano nelle acque basse della laguna, convivendo con i simpatici roditori andini del deserto che si arrampicano ovunque, conigli giganti che qui si chiamano viscachas.







Continuiamo questa avventura scattandoci i primi selfie, assaggiando le foglie di coca per combattere la sensazione di spossatezza dovuta all'altitudine superiore ai quattro mila metri. 




Nel deserto ci fermiamo nella città ITALIA PERDIDA, "Città perduta di Italia", composta di blocchi giganteschi di lava pietrificata. Mario ci racconta che il nome Italia perdida gli è stato attribuito dopo la scomparsa di 5 ciclisti italiani che, esplorando la zona, non hanno più ritrovato la strada di casa e si sono persi. Questa è la storia che ci ha raccontato Mario, noi riscontri non ne abbiamo trovati su internet, ma è stato un bel racconto. :) 


Ammiriamo la conformazione delle rocce. Mario continua attribuendo una forma ed una storia ad ognuna di loro, ad esempio le tre grandi rocce della foto sotto sono un presepe. Li vedete i tre re magi, un cammello e la città di Gerusalemme?



Il primo giorno in terra boliviana termina qua, alle 17.00 ci fermiamo in un rifugio a Villa Mar.
Quindi la parte bella è terminata, è il momento di adeguarsi ed adattarsi a trascorrere la prima notte in un posto che pare essere stato abbandonato da Dio. Qui arriva la mia prima e "unica" crisi.
Le temperature scendono di molto sotto lo zero, la S-fortuna ci fatto avere una camera doppia.. senza finestre.. senza riscaldamenti (ovviamente).. e con il bagno fuori. E quando dico fuori intendo fuori fuori, sotto le stelle..
a si, chiaramente senza acqua calda! 

Per l'altitudine mi è venuto un leggero mal di testa che neppure un Oki, è riuscito a farmelo diminuire. 
L'unica cosa che mi rimane da fare è prendere il toro per le corna, quindi reset e cerchiamo piano piano le soluzioni per risolvere questi problemi.  

La camera senza finestra è stata una cosa positiva in fin dei conti, sicuramente è risultata essere più calda rispetto alle altre, addio spifferi di aria gelida. 

Il bagno fuori senza doccia? Va benissimo, oggi faremo la doccia con le salviette rinfrescanti che abbiamo portato e rimandiamo a domani la questione "igiene".

Il mal di testa? Non c'è cosa migliore che un the caldo al mate, due chiacchiere in portoghese misto italiano, misto spagnolo, misto inglese... misto etc etc... con i nostri compagni di viaggio aspettando la cena, che sarà tipicamente locale; difatti abbiamo mangiato spaghetti all'ITALIANA! 



* NdS: Oggi, comodamente da casa, con acqua calda corrente e termosifoni bollenti a disposizione, posso dire che era tutto facilmente superabile! 😀



                                                                                                                                                                                                             to be continued... 

INSIEME DA 6 ANNI - Diario di una viaggiatrice Superstar



E' passato un altro anno, per noi, Mio Caro Diario è il nostro sesto anno insieme.
Oltre a scrivere di  viaggi, da quest'anno si è anche parlato di altro, ho ampliato la pagina "Life style", che era stata dormiente per parecchi anni!
Da quest'anno la pagina ha preso più consistenza scrivendo ricette, posti dove mangiare, prodotti che ho testato, di tutto di più.
E' un po' come andare OFF TOPIC, è come una pagina bianca dove scrivere quello che mi va.

Ma Diario di una Viaggiatrice Superstar nasce principalmente dalla mia voglia di condividere informazioni e racconti di viaggio.

Perché le cose belle si condividono. 






In questo anno turbolento di viaggi ce ne sono stati, ma a volte è necessario anche accantonare il passaporto e la frenesia del voler partire a tutti costi.


Un po' per questioni economiche, un po' per le mancate ferie e un po' per riequilibrarsi.

Vi racconto un episodio, che scrivendo questo post mi è venuto subito in mente.






Al ritorno a casa da una delle tante mini vacanze in giro per l'Italia, ho domandato al mio compagno:
"Prossima meta?"
Per un attimo in auto è sceso il gelo e dopo qualche secondo di silenzio la sua risposta è stata:
"Se pensi già alla prossima meta, non fai nemmeno in tempo a goderti i ricordi belli di questo viaggio! Quindi niente ansia!".


Al momento, presa dalla mia impulsività mi sono arrabbiata e ho fatto di tutto per motivare la mia domanda, provandomi a giustificare con "scusa è stata sola una domanda bla bla bla"...


Poi nella mia solitudine, nel mio silenzio ci ho pensato fitto fitto a quella frase. 


Mi sono guardata prima dentro, poi mi sono analizzata da fuori e ho capito che a volte va veramente così. 

A volte la mia vita va realmente così.
Presa dall'entusiasmo da quanto possa sentirmi bene in viaggio, la mia mente necessità di rivedersi subito altrove..






A volte bisogna fermarsi, soprattutto dopo un bel viaggio, prendere fiato, ripercorrere i passi fatti, scrivere, mettere in ordine le foto, godersi i ricordi, raccontare agli amici quello che ci è piaciuto, parlare di quello che abbiamo vissuto.

Far rivivere il viaggio una seconda volta.  

Non affollare troppo la mente, non mettere troppa carne al fuoco, non avere fretta di sostituire i vecchi ricordi con quelli nuovi…


Accantonando questo episodio che vi volevo raccontare,  se "RESILIENZA" è stata la parola del mio 2016, "ACCETTAZIONE" quella del 2017, per questo 2018 ho deciso di scegliere la parola "CONSAPEVOLEZZA"


Questa consapevolezza che forse è arrivata tardi, e proprio perché è arrivata ci siamo subito capite, è difficile da spiegare! Penso che la consapevolezza sia dentro di noi, basta solo farla uscire e considerarla un po' di più...
Ecco io quest'anno mi sono messa a nudo, ho capito i miei punti deboli, e se loro esistono va bene, vorrà dire che a quel punto entreranno a soccorrermi i miei punti forza. 



Essere consapevoli significa che vai oltre!


Arriva qualcosa, lo vivi, lo osservi, e lo lasci andare. 

"Per trovare la pace interiore, pratica il non-attaccamento: sii sempre consapevole che niente e nessuno ti appartiene veramente". 



“Sii felice e consapevole”.
“Gioisci restando consapevole”.
"Ama e sii consapevole”.
Non mettere da parte la consapevolezza dicendoti: “Mi disturba, sono in una così bella estasi”.
La consapevolezza diventa quasi un fastidio, ma non lo è; forse all’inizio può sembrarlo, ma presto vedrai che porterà la tua estasi a vette più alte, e alla fine estasi e consapevolezza si intoneranno all’unisono e quei momenti depressivi, del sentirsi giù e a terra, di agonia, scompariranno.”
Osho

Ma aldilà delle mie riflessioni personali e intime, ripercorriamo insieme questo anno ricco di viaggi.
A Gennaio sono ritornata a parlare del cammino a Brescia, dalla mia amica Alice, è stato bellissimo, soprattutto perché Santiago manca! 
Manca il peso dello zaino, manca a volte avere un obbiettivo così forte e valido, manca la motivazione di camminare, manca il sentirsi. 💓


Ogni anno la mia regione mi sorprende sempre di più, e mi sono dedicata allo staycation , ovvero  godersi e scovare posti vicino casa, perché a volte la vacanza può essere a km 0. 

I tramonti anconetani, le campagne marchigiane, il piccolo borgo di Smerillo, la scoperta di Ostra Vetere con un blog tour. 
Un trekking in cima al San Vicino e trovare ispirazione nei prossimi con il foliage d'autunno al Monte Catria. 



Non manca invece qualche week end lungo in giro per la nostra bella Italia, tra cibo, arte e cultura.
Bologna, Rocchetta Mattei e l' Appennino Tosco Emiliano con le sue infinite sorprese. Il ritornare nei boschi di Prato Magno per il mio 33esimo compleanno,  godendoci l'accoglienza del piccolo borgo di Raggiolo, momenti unici e magici.
La bellezza dell'Abruzzo con Rocca Calascio, il borgo di Tussio e di Bominaco.
Ritornare nei luoghi colpiti dal terremoto, lasciandoci un pezzettino di cuore proprio lì tra quelle macerie. 



Ma ci sono stati tre viaggi che hanno segnato questo 2018 e che senza dubbio li metterei tra i viaggi più belli della mia vita. 
Con le donne della mia famiglia siamo volate a Valencia, la prima volta di mia nipote in aereo, il primo volo con mia madre e mia sorella. 
Il nostro primo viaggio insieme. 







Il "viaggione" in Cile e in Bolivia, un'esperienza, una continua sorpresa, rendersi conto che la natura è immensa e straordinaria.

Stare sconnessi con il mondo virtuale ma vivere intensamente.
Adattarsi a luoghi e situazioni, privarsi dei comfort, che a noi sembrano così scontati, in cambio di paesaggi mozzafiato e persone squisite.












E poi a Settembre è arrivato come una piacevole sorpresa il viaggio on the road in Trentino scoprendo la Val di Non a bordo di un raggiante van Westfalia del 1985.


Questo è stato il mio 2018.

Non so come festeggerò questo sesto compleanno, forse per il primo anno rimarrò a casa con un bel bicchiere di vino rosso, il camino scoppiettante, l'albero di natale acceso... insieme alle persone speciali della mia vita. 

Auguri a me, auguri a noi diario..perché a volte sei proprio il mio rifugio ! 


UN GRAZIE A CHI APRE I MIEI LINK E LEGGE I MIEI POST, il numero delle visualizzazioni sono sempre più alte, e per me che scrivo per passione è una grande soddisfazione! 

GRAZIE A CHI MI SUPPORTA IN MANIERA SILENZIOSA A QUESTO PROGETTO ! 💓

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COSA VI SIETE PERSI IN QUESTI ANNI

➤Il mio primo post. Blogger per caso 
1° anno Diario di una viaggiatrice superstar 
2° anno Diario di una viaggiatrice superstar
3° anno Diario di una viaggiatrice superstar 
4° anno Diario di una viaggiatrice superstar 
5° anno Diario di una viaggiatrice superstar