Campitello - Rif. Micheluzzi - LAGO ANTERMOIA


Era un sogno vedere il Lago Antermoia, e ora posso dire di averlo realizzato.
Con una massiccia dose di buona volontà, il motto era : vietato lamentarsi!
Dietro un discreto allenamento fisico, un pizzico di determinazione, fattore c per quanto riguarda il meteo ed infine una buona attrezzatura sportiva.

Non vi resta che pregustarvi l'escursione con il mio racconto di questa bellissima esperienza.

Per arrivare al Lago di Antermoia le soluzioni sono diverse, io ho scelto il sentiero che parte da Campitello di Fassa, raggiungendo il Rifugio Micheluzzi e poi il Rifugio e l'omonimo lago Antermoia. 
Prima di intraprendere questo percorso mi sento di dare un piccolo suggerimento,  se non vi ritenete escursionisti,  ben allenati da affrontare sei ore di cammino, ma non volete precludervi di realizzare il vostro desiderio di arrivare a tutti i costi al Rifugio Antermoia in giornata, vi suggerisco di usufruire  del servizio taxi- bus e jeep con partenza ogni 30/45 minuti da Campitello fino al Rifugio Micheluzzi.
Il costo è di 8 euro solo andata a persona,  facendo così eviterete di affaticarvi e una volta giunti al Micheluzzi sarete freschi di affrontare tre ore di cammino per l'Antermoia.

Detto questo, per chi crede che invece ce la può fare, il mio consiglio è di farlo quando il sole è ancora dietro le montagne, il primo pezzo del sentiero è quello più duro e maggiormente esposto, su strada bianca a tratti asfaltata molto ripida. 
Ci sono delle corde per potersi aiutare a salire, attenzione al passaggio delle auto e a volte dei camion carichi di legna!






Ma iniziamo questa bellissima passeggiata  dal centro di Campitello di Fassa a 1448 m, per  raggiungere il Rifugio Micheluzzi a 1860 metri,  sono circa 1.30 h di cammino e il dislivello è circa 400 metri concentrati sopratutto all'inizio del sentiero. 
Passando per Baita Fraines, si costeggia il Rio Duron in un sentiero silenzioso immerso nel bosco.
Saliamo facilmente, tra gli abeti rossi e i larici, il sottobosco regala colori stupendi, e possiamo anche gustarceli fermandoci nelle panchine che troviamo lungo il sentiero. 



 
Avvolti da tanta natura, arriviamo così al Rifugio Micheluzzi, pausa caffè e timbro nel passaporto delle Dolomiti, ora siamo pronti ad affrontare questa avventura verso l'Antermoia. 

Seguiamo la freccia e il sentiero E 532.



Camminiamo estasiati dal verde accecante, dalle margherite, dal sole che dopo giorni aveva deciso di ritornare per questa bellissima escursione,  le cime delle montagne così lontane, e così impossibili da raggiungere (dicevo tra me e me). 
Ne avevo sentito parlare bene della Val Duron, "vedrai è bellissima", ebbene si, ora posso confermarlo, non è bellissima è superlativa! 
In questo tratto di sentiero ci hanno accompagnato la presenza di mucche al pascolo, yak, le buffe marmotte e i timidi caprioli ! 
 
Probabilmente è la prima volta che vedo delle marmotta così da vicino, corrono e si nascondo nelle loro tane, e con gli occhi non faccio altro che cercarle!

Distratti dalla bellezza di questa infinita valle,  e fantasticando sulle tante piccole baite sparse qua e là, arriviamo in una baita speciale:  Baita Brach (1871 m).

Un oasi creativa di culture bizzarre e giochi per bambini, come sarebbe bello fermarsi qui e prendere il sole sdraiati nel prato, in completo relax!!

Prossima volta, niente tentazioni, proseguiamo la nostra escursione, decisi e determinati di arrivare alla meta!








Superati vecchi fienili arriviamo al bivio di Zopei a 1890 metri, tra i tanti sentieri che si possono fare, il nostro prosegue per il 578 , segnalandoci che per il nostro traguardo mancano solamente 2.30 h!
Giriamo a sinistra e dopo la facilità della Val Duron ecco il primo accenno di salita! 

 
















Attraversiamo il bosco in salita e dopo circa 30 minuti a passo lento arriviamo fino alla grande spianata del Ciamp de Grévena a 2072 m.
Nella foto sotto la mia faccia fiera di quel pezzetto di cammino, ignara di quello che mi aspettava!! 

 

La freccia indicava che mancava ancora 1.30 h. per il Rifugio Antermoia, ma ancora dobbiamo valicare la valle, inutile dire che il sentiero fino adesso è stata una salita continua, ma il paesaggio diviene sempre più vario e più panoramico.



Dopo un tratto di salita ripida arriviamo al Passo delle Ciaregoles a 2282 m che collega la Val Duron alla Val Udai nel Comune di Mazzin. 





Alta concentrazione di marmotte anche qui, il vento è forte, il sentiero cambia numerazione, ora dobbiamo seguire il 580. 


Lasciamo alle spalle la vista del Sassolungo e seguiamo con lo sguardo il sentiero che ci appare davanti, il primo pezzo non sembra difficile, il tratto in salita con la ghiaia mi preoccupa un po'. 
La paura di non farcela me la porto sempre dietro, però basta non farla uscire!  
Seguo con gli occhi i cavi del montacarichi per vedere fino a dove dobbiamo arrivare, sembra assurdo da così, sembra così impossibile arrivarci a piedi.








Siamo sempre più vicino e sotto al  Catinaccio, e la salita che metteva paura è sotto ai nostri piedi.






I tornanti a zig zag facilitano la salita, anche se devo ammettere che più ci si avvicina alla meta e più sento il peso e la stanchezza nelle mie gambe.
Passo Pordoi, Col Rodella, Col de Rossi, Passo Fedaia, Sasso Lungo, Sasso Piatto, Alpe di Siusi, siamo circondati da tanta immensità.

Da qui lo spettacolo che si presenta è impareggiabile, da una parte la verdeggiante Val di Dona dall’altra la piccola Valle di Antermoia con qualche sprazzo di neve e in lontananza l'omonimo Rifugio.

Costeggiamo le pareti del gruppo del Catinaccio, sembra di essere in un'altra dimensione o meglio in un altro pianeta. 


   
Arriviamo al Rifugio, che ad inizio Giugno troviamo ancora chiuso, siamo  a quota 2.497 m, per vedere il lago dobbiamo ancora camminare qualche minuto.
Ecco lì.
Disarmante.
Per noi il paradiso all'improvviso. 


Rimaniamo in contemplazione guardando  questo lago glaciale , in tutta il suo splendore, in continuo mutamento,  le nuvole che corrono riflettono nell'acqua, il tempo di bere una birra al sole e riprendiamo la strada verso Campitello.




Il nome Antermoia risale ad un'antica leggenda ladina, Antermoia infatti, era il nome di una ragazza che, dovendosi separare da un suo pretendente, per il dolore riempì con le sue lacrime la conca che ora forma uno dei laghi più alti delle Dolomiti.

Un escursione appagante, stravolgente, tanto tanto sognata e desiderata. 
Sarebbe stato bello rimanere a bivaccare, ma quando si vuole godere del silenzio e stare lontano dalla processione di escursionisti, l'unica soluzione è la bassa stagione.
  
Si può continuare il sentiero per il Passo Antermoia, Passo Principe, Vajolet e Gardeccia.




 
Nel prossimo post chissaà,  magari vi racconterò quella volta che arrivai al Principe, anche lì una bella soddisfazione!



Nessun commento: